Il punto di partenza è semplice: pompa e motore raramente "parlano la stessa lingua" in termini di giri. Un motore a scoppio può girare a diverse migliaia di giri al minuto, la presa di forza di un trattore ruota a un regime standardizzato e relativamente basso, un motore elettrico ha la sua velocità nominale. La pompa, dal canto suo, dà il meglio solo entro un intervallo di giri ben preciso.
Se si collegasse direttamente il motore alla pompa ignorando questa differenza, la pompa lavorerebbe fuori dal suo regime ideale: troppo veloce, con usura e sollecitazioni eccessive; troppo lenta, con portata e pressione inferiori alle attese. Il riduttore o il moltiplicatore serve proprio a evitarlo.
I due componenti risolvono lo stesso problema in direzioni contrarie.
In entrambi i casi il principio meccanico è quello di una coppia di ingranaggi che trasforma la velocità in ingresso in una diversa velocità in uscita.
Trascurare l'accoppiamento corretto ha conseguenze concrete. Una pompa fatta girare troppo velocemente subisce un'usura accelerata di tenute e parti in movimento, si scalda e può andare in cavitazione; una pompa troppo lenta non raggiunge la portata di progetto e delude sulle prestazioni. In più, un accoppiamento sbagliato può sovraccaricare il motore o il gruppo di trasmissione.
C'è poi la questione della potenza: il riduttore o il moltiplicatore deve essere dimensionato per trasmettere la potenza assorbita dalla pompa, espressa in cavalli o kilowatt, senza diventare esso stesso il punto debole della catena. Per questo non è un semplice raccordo, ma un componente meccanico a tutti gli effetti, con i suoi limiti di potenza e di regime.
La scelta del componente dipende in primo luogo dal tipo di motorizzazione. Per i motori elettrici esistono riduttori progettati per la loro velocità nominale e per l'albero di quel motore. Per i motori a scoppio benzina e diesel si usano riduttori robusti, capaci di gestire regimi elevati e vibrazioni. Per l'azionamento tramite presa di forza del trattore, tipico dell'agricoltura, si ricorre invece ai moltiplicatori, che portano il basso regime della presa di forza ai giri richiesti dalla pompa.
A completare il quadro ci sono gli accoppiamenti veri e propri, come le flange e gli accoppiamenti per motori idraulici, che uniscono meccanicamente pompa e motore quando non serve variare la velocità.
Due situazioni molto comuni chiariscono la logica. Nel primo caso una pompa viene azionata da un motore a scoppio che gira a un regime elevato: qui interviene un riduttore, che abbassa i giri fino al valore corretto per la pompa, evitando che questa lavori troppo veloce. Nel secondo caso la stessa pompa viene collegata alla presa di forza di un trattore, che ruota a un regime basso: serve allora un moltiplicatore, che alza i giri fino a portare la pompa nel suo intervallo ideale.
È lo stesso identico modello di pompa, ma con due esigenze opposte a seconda della sorgente di moto. Ecco perché il componente giusto non dipende solo dalla pompa, ma dall'intera combinazione tra pompa e motore: cambiando la motorizzazione, cambia spesso anche il dispositivo necessario per accoppiarli.
La scelta si basa su pochi parametri, da valutare insieme. Il primo è il rapporto tra la velocità del motore e quella richiesta dalla pompa: da qui discende se serve un riduttore o un moltiplicatore e con quale rapporto. Il secondo è la potenza da trasmettere, che il componente deve reggere con un adeguato margine di sicurezza. Il terzo è la compatibilità meccanica: tipo e dimensione dell'albero, tipo di attacco e modello di pompa da abbinare.
Un'ultima raccomandazione: come per le valvole, anche riduttori e moltiplicatori vanno scelti in funzione della coppia pompa e motore, non separatamente. Trovi le soluzioni per l'alta pressione tra i riduttori e moltiplicatori per pompe a pistoni, e le gamme complete nelle sezioni pompe a pistoni e pompe a membrana; per l'abbinamento corretto, i nostri tecnici possono indicarti il componente giusto in base a motore, pompa e regime di giri.